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Sabato 13 Luglio 2024

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Il Becco del Grifone – n. 11

Perugia (PG) - Dettaglio del Postergale della cappella di San Bernardino in Cattedrale.

La particolare coincidenza della liberazione di Città della Pieve con la festa dei santi patroni Gervasio e Protasio ha sempre suscitato, soprattutto nei più anziani, un sentimento che assieme alla fede è divenuto una sorta di orgoglio. Non viene mai omesso nei racconti dei più anziani anche quando, col volto velato di tristezza, si ricordano le oltre settanta vittime della popolazione civile e il clima di terrore vissuto in quei momenti tanto gravi.

Una bella testimonianza ci viene dal clero pievese di quel tempo. Oltre al sacrificio di don Perai, del quale abbiamo diffusamente trattato, va sottolineato che nessun parroco, nè tantomeno il vescovo della piccola diocesi pievese, lasciarono le loro sedi, ma tutti si adoperarono, rimanendo vicini alla popolazione, a recare conforto e aiuto.

Le notizie più puntuali di quei momenti, ci vengono, oltre che dai racconti di chi ancora li ricorda, anche dal già citato diario di guerra di Mons. Fiorenzo Canuti del quale riportiamo di seguito ancora qualche stralcio:

1944, 8 giugno: giornata di molto spavento in Città della Pieve per le numerose incursioni di aeroplani anglo-americani. I mitragliamenti continuano con sempre maggiore intensità.

Martedì 13 giugno: la colonna angloamericana, oltrepassa Viterbo, si dirige senza soste sulla strada di Montefiascone-Orvieto. Sempre più vicino si sente il rombo del cannone. Il nostro ospedale, già occupato da vari giorni, è rigurgitante di malati tedeschi. Sono più di 100.

Giovedì 15 giugno: la mattina, l’ospedale viene sgomberato e i malati tedeschi vengono trasportati all’ospedale di Pienza. Viene sequestrata la nostra autoambulanza. In gran fretta per la strada nazionale, che gira intorno alla città, passano di continuo le truppe tedesche in ritirata, con carri armati, camion, motociclette, cavalli, carretti, ecc. rubati ai paesi da cui provengono. In serata due colpi di cannone, sparati da vicino, lanciano proiettili su alcune case presso via Vannucci e nella piazza del Gesù dove uccidono due donne e un bambino. Provengono forse dalla parte dei tedeschi, che volendo avere libere le case per stabilirvi le difese, intimoriscono gli abitanti, onde se ne allontanino.

Venerdì 16 giugno: gli alleati, lasciati Ficulle e Monteleone, dove non hanno trovato molta resistenza, si avvicinano a Città della Pieve. Qui i tedeschi, occupati dalla parte di mezzogiorno tutte le case, si apprestano a contrastare l’avanzata nemica. Le suore dell’ospedale col medico decidono di scendere nei sotterranei, e mentre stanno preparando qualche letto, una scarica violenta di proiettili entra da tutte le finestre: fumo denso, polvere rossastra come fiamma, con un fragore spaventoso, scoperchiano il tetto di due corsie e di tre camere. Evidentemente gli alleati hanno piantato i loro cannoni a poca distanza da noi. Nel momento più pericoloso dai sotterranei sale una suora più coraggiosa e prende la pisside col Santissimo Sacramento per portarla al rifugio. Ciascuna suora per turno coperta di velo omerale, tiene in mano la pisside giorno e notte, finché dura l’assedio. Gli anglo-americani sono arrivati alle 11:30… Le mura che proteggono gli orti da quella parte sono prese da assedio. I tedeschi, asserragliati nelle case sparano all’impazzata, e molti angloamericani cadono. Alle 19 al rifugio Macchioni arrivano i primi feriti tedeschi. Alle ore 21:00 è ucciso il parroco Don Pompeo Perai che andava a soccorrere i feriti. Sono minati alcuni palazzi sulla via del Vecchiano e sulla via Vannucci, che crollano allo scopo di ritardare l’avanzata nemica. Tutto il popolo è nei rifugi in città e in campagna, e prega i santi protettori dei quali si avvicina alla festa. I combattimenti accaniti si prolungano per tutto il 16, il 17 e il 18. Cinque carri armati inglesi marcianti sulla via nazionale sono fermati e inutilizzati. Le case dalla parte di Santa Maria dei Servi sono le più bersagliate. Più di 30 anglo-americani cadono uccisi nei combattimenti; anche da parte dei tedeschi numerosi sono i morti. Terribili notti quelle tra il 16 e il 17, e il 17 e il 18 mentre tuona il cannone, i proietti sibilano in aria, i tetti crollano, e i tedeschi passano di casa in casa rubando e distruggendo senza pietà, frugano addosso alle persone nei rifugi e portano via quanto essi avevano di prezioso presso di sé.

1944, alla mezzanotte del 19 giugno, festa dei nostri Protettori, i ricoverati nei rifugi di campagna odono gli ordini che i tedeschi diramano alle loro truppe, scaglionate un po’ dappertutto, perché partano e si portino indietro in ritirata. La città è libera, ma circa 70 sono le vittime della popolazione civile. La sera del 19 giugno tutto il popolo dai rifugi si è ritrovato in cattedrale per ringraziare i Dio e i nostri santi Protettori del pericolo superato. L’incontro è stato dei più commoventi”.

(Testi tratti da: “Fondo Canuti” Archivio diocesano di Città della Pieve)

Mons. Fiorenzo Canuti negli anni ’50 insieme alla sua famiglia

DISCLAIMER: Questo articolo è stato emesso da Arcidiocesi Perugia-Città della Pieve ed è stato inizialmente pubblicato su diocesi.perugia.it. L'emittente è il solo responsabile delle informazioni in esso contenute.

[Fonte: Umbria OnLine]

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