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Domenica 17 Gennaio 2021

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Covid 19: l’appello dei parrucchieri di Perugia all’ultimo DPCM che li vede esclusi dal sostegno economico

Perugia (PG) - A seguito dell’ultimo DPCM varato dal governo,  in vigore dal 6 novembre fino al 3  dicembre p.v. , l'Italia, secondo i diversi livelli di rischio, è stata divisa in tre fasce: gialla, arancione e rossa.

La regione Umbria è collocata nella fascia arancione che implica, di conseguenza,  una sorta di obblighi comportamentali e divieti  tra i quali la chiusura di attività commerciali con la facoltà di operare solo per alcuni esercizi ( bar e ristoranti) a determinate condizioni  lasciando  l’opportunità agli artigiani, quali parrucchieri ed estetisti , di poter continuare a lavorare senza limitazioni di orario.

 Nonostante questa concessione governativa gli esercenti di questo settore non hanno riscontrato alcun beneficio nel tenere aperti i battenti, anzi, tutt’altro è stato l’esito di questa scelta lavorativa. Per comprendere a fondo le problematiche emerse sono stati  presi a campione un parrucchiere del centro storico della città di Perugia e uno della periferia : rispettivamente Giuseppe Troiani, con il salone in via Maestà delle Volte, e Diego Guercini , con l’esercizio nella frazione di Casaglia. Per entrambi tenere aperto il negozio non ha portato vantaggi ma solo perdite. “ Rispettiamo in tutto e per tutto le normative in merito alla sicurezza e all’igiene – dichiara Giuseppe Troiani- riceviamo i clienti solo su appuntamento così da non creare alcun tipo di fila all’interno dei locali;  sterilizziamo gli strumenti di lavoro; abiti ed accessori vengono sostituti sistematicamente; protezioni e mascherine monouso sono d’obbligo ma tutto questo non ci consente di lavorare con lo stesso ritmo di prima e poi,con la perdita del numero di clienti, sono stato costretto a ridurre il personale”.

Il dover rispettare le procedure e acquistare materiali sterili, usa e getta, mascherine e quant’altro, per Giuseppe e Diego e per tutti i loro colleghi di settore, ha comportato solo un aggravio di costi che non ha trovato compensazione alcuna. “ Prima dell’avvento del Covid - afferma Diego – lavoravamo a pieno regime, i clienti venivano anche da fuori città, in questo memento nessuno si sposta, l’esiguo reddito quotidiano non permette di rientrare nei costi di gestione”. 

Per Giuseppe e Diego il lavoro è sceso del 70% e questo dato si riflette a tutto il settore, nessuno è escluso, non conta la posizione o l’ubicazione dell’esercizio. “ La concessione dell’apertura dell’attività – dichiarano all’unisono Giuseppe e Diego – secondo l’ultimo DPCM ha comportato l’esclusione al sostegno.  Il nostro settore non prevede alcun tipo di aiuto economico perché ritenuto operativo e questo non lo consideriamo giusto perché non valuta i costi fissi, il personale a stipendio, le tasse e quant’altro legato al mantenimento dell’esercizio con il reddito calato in maniera vertiginosa : facciamo un appello ai nostri governanti affinché valutino un provvedimento in tal senso perché l’aiuto non deve essere rivolto solo ad alcuni settori ”.    

Nella foto: a sinistra Giuseppe Troiani - a destra Diego Guercini

 (Agus)

 

[Fonte: Umbria OnLine]

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